martedì 11 aprile 2017

Recensione: Dannate ragazze

«Saremmo state orfane; saremmo state fantasmi. Saremmo svanite dal mondo ordinario per entrare in un universo di nostra creazione. Saremmo state selvagge. Saremmo state libere. Fu quella la promessa che ci facemmo a vicenda e, nonostante tutto, l'avremmo mantenuta»

Dannate ragazze
di Robin Wasserman
HarperCollins

Trama
Novembre 1991. La notte di Halloween Craig Ellison, star della squadra di basket della scuola superiore di Battle Creek, si avventura nel bosco da solo e scompare. Tre giorni dopo lo ritrovano con una pallottola in testa e una pistola in mano, e quel gesto all'apparenza inspiegabile sconvolge profondamente i membri di quella tranquilla cittadina della Pennsylvania, già turbati da voci inquietanti sulla presenza di sette sataniche nella zona.
Hannah Dexter, diciassettenne brillante ma solitaria, incontra Lacey Champlain poco tempo dopo la tragedia. Capelli nerissimi, look goth e una passione per Kurt Cobain che sfiora l'ossessione, Lacey è una ragazza carismatica e dal fascino perverso che si insinua nella vita e nella mente dell'impressionabile Dex, plasmandone il carattere a propria immagine e somiglianza fino a risvegliare una parte ribelle e oscura di lei che le trascina in una spirale di violenza sempre più febbrile e pericolosa.






Inquietudine, ansia, misteri: "Dannate ragazze" di Robin Wasserman è un libro che trascina il lettore in un mondo violento e oscuro accompagnandolo con le note dei Nirvana. Un mix micidiale e irresistibile per chi, come me, è figlio degli anni Ottanta e si riconosce in quel periodo, vi ritrova la sua gioventù, la medesima colonna sonora, le citazioni e le ambientazioni, il senso di inquietudine e le camicie a scacchi e gli anfibi. Era il grunge, era tutto in fibrillazione, era un epoca di cambiamento. Kurt cantava per tutti noi.

«Devi tenere presente, Dex, che avevo appena trovato Kurt; avevo giurato a me stessa che sarei stata diversa, 
che avrei vissuto come lui cantava, che avrei fatto in modo che niente fosse facil e che l'esperienza sarebbe stata la mia arte»

Le atmosfere dark che si celano sotto il velo di "perfezione" di Battle Creek, una cittadina della provincia americana, mi hanno ricordato un mix fra quelle di Twin Peaks e quelle di Peyton Place: cosa nascondono le ragazze della scuola? Cosa si cela dietro la perfezione?
L'autrice accompagna per mano il lettore in una spirale divergente che lo porta dritto dritto in un incubo: un brutto sogno, bruttissimo, dove invidie, gelosie, passioni si trasformano e diventano arma di distruzione. E le vittime sono la reputazione, il proprio io interiore, le famiglie (scassate e costruite su fondamenta labili quanto una nuvola). Tutto ne esce distrutto, mutato. Non si salva nessuno. Non si salva il papà nostalgico della gioventù, la mamma legata alle apparenze e quella che non comprende i veri problemi. Non si salvano i compagni di scuola. Non si salva nessuno.

«Era impossibile vedere la città attraverso i suoi occhi, come vedere la tua faccia dal punto di vista di un estraneo. Era questa la mia paura più grande, che Battle Creek fosse la mia immagine speculare. che Lacey guardasse una delle due, vedesse l'altra e ci liquidasse entrambe»

I personaggi sono inquietanti, sembrano goffi tentativi di interpretare quella parte. Nessuno di loro veste bene la propria pelle e quei pochi che ci riescono sono i più potenti e i più malvagi.
L'inquietudine nasce anche perché l'autrice ne fa conoscere ogni piccolo pensiero e perversione e  lo fa talmente bene da renderli reali.  Hanna e Lacey fanno paura, ma al tempo stesso ti verrebbe anche voglia di proteggerle da loro stesse e da un contesto degradato.  E non te la senti di prendere una posizione, perché sono vittime e carnefici al tempo stesso

Una scrittura graffiante, che racconta tutto senza svelare nulla, cruda, vera: la Wasserman ti dice tutto, e te lo dice senza mezze parole, va dritta al punto anche se quello che racconta può non piacere, anche se può sembrare qualcosa di troppo agghiacciante.
Questo libro mi ha fatto ricordare che ci sono cose ben peggiori della morte.


Assolutamente da leggere per le atmosfere, la musica, i personaggi e lo stile (superbo). Poi prendetevi qualche giorno per far evaporare i pensieri e le emozioni che vi ha trasmesso, perché "Dannate ragazze" lascia il lettore in bilico fra la meraviglia di una storia che la inizi  e non ti molla più e l'orrore che solo certe storie possono trasmettere.
Buona lettura

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